MICROPLASTICHE NEI COSMETICI: CNR ISMAC BIELLA CONTRIBUISCE AGLI STUDI PER LA MESSA AL BANDO

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MICROPLASTICHE NEI COSMETICI: CNR ISMAC BIELLA CONTRIBUISCE AGLI STUDI PER LA MESSA AL BANDO

Sette associazioni ambientaliste – Marevivo, Legambiente, Greenpeace, Lav, Lipu, MedSharks e Wwf – questa mattina hanno portato al presidente del Senato Pietro Grasso l’appello #faidafiltro, già sottoscritto da molte personalità del mondo della ricerca scientifica, dello spettacolo, dello sport e del mondo produttivo (tra i primi firmatari Piero Angela, Giovanni Soldini, Luca Mercalli, Andrea Camilleri, Don Luigi Ciotti) perchè venga approvato subito in via definitiva la legge che mette al bando le microplastiche nei cosmetici.
Il ddl, a prima firma del presidente Pd della Commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci, ha già avuto l’ok di Montecitorio all’unanimità a ottobre 2016, ed è fermo da oltre un anno a Palazzo Madama. Prevede il divieto, a partire dal 1° gennaio 2020, della produzione e la messa in commercio di cosmetici contenenti microplastiche, principali responsabili dell’inquinamento irreversibile dei mari. Ne sono pieni saponi, creme, gel, dentifrici, esfolianti, trucchi, schiume da barba. Questi prodotti contengono, infatti, al proprio interno frammenti o sfere di plastica di dimensione inferiori a 5 millimetri. Tali microplastiche non vengono trattenute dai sistemi di depurazione e finiscono così direttamente in mare, provocando un inquinamento tanto più grave perché invisibile, stimato da Eunomia tra duemila e novemila tonnellate di particelle rilasciate ogni anno.

In occasione dell’appello sono stati anche presentati i risultati preliminari dell’indagine sulla microplastica contenuta nei prodotti cosmetici in vendita in Italia realizzata dall’associazione MedSharks con il supporto tecnico del CNR ISMAC Biella, Università del Salento e Università degli Studi Roma Tre. Lo studio rientra nell’ambito del progetto di sensibilizzazione sui rifiuti marini Clean Sea Life, progetto co-finanziato dal programma LIFE della Commissione Europea e ha come capofila il Parco Nazionale dell’Asinara.

L’inchiesta si è concentrata sul polietilene (PE) che, secondo l’Associazione europea dei produttori cosmetici Cosmetics Europe, rappresenta il 94% delle microplastiche contenute nei prodotti cosmetici. La ricerca è stata condotta finora su un campione casuale di 30 punti vendita (profumerie, farmacie, parafarmacie e supermercati) in otto regioni italiane, e ha riguardato 81 prodotti di 37 aziende cosmetiche che contengono polietilene. La maggior parte (circa l’80%) è costituita da prodotti da risciacquo: esfolianti per corpo e viso, saponi struccanti e un prodotto antiforfora. Il polietilene è presente anche in creme per donna e per uomo: in metà di questi prodotti, il polietilene è inserito nelle prime quattro posizioni degli ingredienti, dopo l’acqua. Alcuni fra i prodotti con la maggior concentrazione di polietilene sono in vendita anche negli scaffali dei prodotti naturali ed esaltano una particolare attenzione per l’ambiente.

L’analisi quantitativa eseguita dal CNR ISMAC di Biella su un prodotto che elencava il polietilene come principale ingrediente dopo l’acqua, ha stimato una media di 3.000 particelle di plastica di dimensioni fra i 40 e i 400 micron per ogni ogni millilitro di prodotto: in un flacone da 250ml sarebbero quindi presenti 750.000 frammenti di polietilene, per un peso totale di 12 gr. Nel corso dell’indagine in questo, come in altri due prodotti, il polietilene è stato sostituito da prodotti naturali quali silica e perlite.

clicca qui per leggere l’articolo pubblicato su La Repubblica

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